Tempesta di Ribosomi
Bacteria

Tempesta di Ribosomi

Ci si trova sospesi nell'ambra densa del citoplasma batterico, appena oltre il margine fibroso del nucleoide, e il campo visivo è interamente occupato da ribosomi 70S che si stipano come ciottoli di una pavimentazione antica, separati da interstizi di soli cinque o dieci nanometri colmi di un gel macromolecolare opaco, caldo come resina, nel quale non esiste traccia di spazio libero. Attraverso questa densità granulare si snodano catene polisomiali come collane di perle irregolari, sei ribosomi infilati lungo un filamento di mRNA appena percettibile — un filo color crema che si incurva sotto il proprio peso molecolare prima di dissolversi nella nebbia bruna del fondo — a testimoniare la traduzione simultanea e incessante che avviene in ogni punto di questo ambiente. A sinistra, lo chaperonino GroEL si erge come il tronco pietrificato di un albero colossale: la sua architettura a doppio anello in ardesia scura, con la cavità centrale leggermente più luminosa, domina un intero quadrante della scena con una verticalità quasi architettonica che fa apparire i ribosomi circostanti poco più che briciole. Di tanto in tanto, una proteina marcata con GFP lampeggia come una brace smeraldo nell'uniformità monocromatica dell'ambra — un istante di colore subito occultato dal passaggio di un'altra sfera scura — ricordando che in questo spazio non esiste quiete, solo un affollamento molecolare in movimento perpetuo alimentato dall'energia termica in assenza di qualsiasi influenza della gravità.

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