Dentro la Capside Icosaedrica
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Dentro la Capside Icosaedrica

Vi trovate al centro geometrico di una cattedrale molecolare: la capside del virus dell'epatite B, una sfera icosaedrica di circa 36 nanometri di diametro il cui numero di triangolazione T=7 impone alle 420 subunità proteiche una logica geodetica inflessibile, con dodici vertici pentamerici che chiudono la geometria sferica come chiavi di volta e fasce di esameri che rivestono ogni faccia triangolare con protuberanze beta-barrel alte 4-5 nanometri, il tutto avvolto in una fosforescenza ambrata diffusa che sembra emanare dalla struttura quaternaria stessa. La parete curva si estende in ogni direzione senza interruzione, bronzo martellato e corallo fossilizzato fusi in un'unica superficie biologica dove ogni nanometro quadrato è occupato da texture funzionale: nessun piano piatto, nessun orizzonte, soltanto la volta geodetica che si incurva sopra e attorno a voi nel caldo alone delle catene polipeptidiche compresse. Sotto i vostri piedi, il genoma a dsRNA riempie lo spazio disponibile in densi grovigli di arancione bruciato e rame ossidato, le eliche compresse le une contro le altre così strettamente che i solchi minori e maggiori si confondono nella massa, mentre l'intero aggregato trema di agitazione termica a frequenze impercettibili ma inesorabili, ogni filamento che oscilla come una molla compressa percorsa da scosse lente. Lo spazio tra il genoma e la parete proteica non è vuoto: una nebbia molecolare di acqua, ioni magnesio e poliamine riempie il mezzo acquoso a 37°C, trasformando ogni contatto in un potenziale evento di legame e il semplice esistere a questa scala in un'immersione nella violenza termica casuale dell'universo biologico.

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