Ci si trova immersi nel cuore dell'acqua liquida a temperatura ambiente, stretti da ogni lato come in mezzo a una folla densa e senza sosta: ogni molecola appare come un'entità distinta e maestosa, con la sua grande sfera cremisi dell'ossigeno che domina il campo visivo, affiancata da due noduli perlacei dell'idrogeno disposti ad angolo aperto, mentre due lobi indaco-violacei di densità elettronica sporgono dall'ossigeno come orecchie arrotondate, pulsando di luce propria. Tra le molecole, sottili filamenti ciano-turchese lampeggiano e si dissolvono in frazioni di picosecondo: sono i legami idrogeno, ponti effimeri di densità elettronica condivisa che si formano e si spezzano in un continuo riassestamento della rete molecolare, conferendo all'acqua le sue straordinarie proprietà — tensione superficiale elevata, calore specifico anomalo, capacità di modellare la vita stessa. La luce non ha una sorgente unica: ogni molecola emette la propria radiosità chimica, il rosso granato degli ossigeni che tinge le superfici vicine di toni caldi mentre i legami ciano diffondono un chiarore più freddo nello spazio intermolecolare. Il movimento è totale e inesorabile — rotazioni, traslazioni, urti — una turbolenza disordinata in cui nessuna molecola rimane ferma, e la rete di legami si riscrive incessantemente in un universo luminoso, denso e senza quiete.
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