Elica interna del virus del mosaico
Viruses

Elica interna del virus del mosaico

Ti trovi sospeso al centro geometrico di una delle macchine molecolari più eleganti della natura: il capside del virus del mosaico del tabacco, un cilindro lungo trecento nanometri le cui pareti sono costruite da 2130 subunità proteiche che si avvolgono in un'elica destrorsa con precisione assoluta, ogni subunità un compatto sandwich di beta-foglietti color ocra e ambra che si incastra con le adiacenti formando un tunnel costolato di quattro nanometri di diametro, simile a una bobina di porcellana molecolare illuminata dall'interno da una luce calda e diffusa. A quattro nanometri dall'asse centrale, incassato in uno scanalatura che percorre tutta la spirale, il genoma a RNA singolo filamento corre come un filo fosforescente di verde giada, trattenuto in un abbraccio elettrostatico da residui di arginina sulla superficie interna delle proteine, ogni nucleotide impilato sul successivo con fedeltà assoluta alla geometria elicoidale del capside che lo avvolge. Le pareti stesse non sono immobili: ogni subunità respira e flette sotto la pressione termica dell'ambiente, producendo un fremito appena percettibile su tutta la superficie costolata, mentre il canale assiale è affollato di molecole d'acqua e ioni che premono dall'esterno con una pressione che si avverte più che si vede. Guardando verso l'estremità opposta del cilindro, la prospettiva si allunga come la navata di una cattedrale, e il tunnel si restringe in un portale circolare di luce pallida e fredda, lontano trecento nanometri in termini assoluti ma qui percepito come un orizzonte remoto, velato dalla nebbia browniana di un ambiente che vibra instancabilmente al limite della stabilità strutturale.

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