Bastione Ambrato del Periderma
Plants — meristems & tissues

Bastione Ambrato del Periderma

Ci si trova all'interno dello spessore radiale della corteccia di un albero, come se ci si fosse fatti strada verso l'interno partendo dalla superficie esterna, e ciò che si vede è un'architettura di precisione assoluta: file e colonne di cellule suberose morte si estendono in ogni direzione, le loro pareti spesse di laminelle suberizzate che brillano di un ambra-mogano caldo come cognac vecchio tenuto contro la luce di una candela, mentre i lumi al loro interno sono vuoti rettangolari ermetici, sigillati su tutte e sei le facce, privi di citoplasma, di organuli, di qualsiasi traccia di vita. Questa è la peridermide, il rivestimento impermeabile prodotto dal fellogeno — un meristema laterale che genera continuamente verso l'esterno cellule suberose morte e verso l'interno il fellogderma vivente — e le pareti ambrate devono la loro impermeabilità alla suberina, un polimero lipidico che esclude l'acqua e i gas con la stessa efficacia di un sigillo di cera su una botte. Poi, bruscamente, il paesaggio si trasforma: l'ambra cede il posto a uno strato sottilissimo di cellule piatte e traslucide, il fellogeno stesso, le cui pareti quasi incolori sembrano carta di riso bagnata e i cui lumi vibrano di un tenue chiarore cianobiotico — la frontiera tra il morto e il vivo, tra la fortezza e il laboratorio. Poco oltre, il fellogderma si apre in ranghi più larghi e arrotondati, con sfumature di verde-clorofilla nei lumi, e a una quarantina di larghezze cellulari di distanza si apre un lenticello: una zona di collasso dove le cellule complementari parzialmente suberizzate si dispongono in modo lasco, lasciando canali aperti attraverso cui la luce filtra obliqua in oro e panna e l'intera parete impermeabile esala il respiro del fusto verso l'esterno.

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