Sospesi a pochi millimetri sopra un piano di vetro bagnato scuro come ossidiana, assistiamo all'istante preciso in cui un singolo individuo di *Dugesia dorotocephala* diventa due: la massa anteriore si è già allontanata, mentre quella posteriore resta ancorata al substrato grazie alle ghiandole adesive ventrali, e tra loro si tende un filamento di tessuto translucido — parenchima, fibre muscolari e matrice extracellulare portati al limite elastico — che la luce radente trasforma in un filo incandescente color oro pallido, quasi luminoso di luce propria contro il nero del vetro. Questo è il momento biologico della scissione fissipara, riproduzione asessuale in cui le contrazioni muscolari isometriche della metà posteriore oppongono resistenza all'avanzare di quella anteriore finché il ponte tissutale non cede, lasciando a ciascun frammento il compito di rigenerare, nel giro di giorni, gli organi mancanti grazie alla straordinaria plasticità delle cellule neoblastiche. Sulla superficie del substrato, le scie di muco lasciate dal passaggio dei due corpi si incrociano come strade d'argento su una mappa di vetro, sollevando interferenze luminose nella pellicola d'acqua che le sovrasta. Il silenzio di questa pianura oscura è interrotto solo dalla presenza implicita delle ciglia ventrali — invisibili a questa distanza, ma in moto continuo, motori molecolari che scandiscono il tempo di un mondo diviso.