Massi di Soredi sul Plateau Lichenico
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Massi di Soredi sul Plateau Lichenico

Ci si trova a pelo di superficie su un altopiano di lichene crostoso, il mondo che si distende come un deserto minerale fotografato all'altezza della caviglia: il cortex fessurato si estende in piastrelle poligonali color cenere e verde-celadon, ogni crepa che rivela strati interni di ife fungine intrecciate in crema e avorio, mentre i soredi si ergono come massi arrotondati e opachi di alga e micelio compresso, la loro superficie polverosa di cera che cattura la luce solare obliqua in un'aureola quasi spettrale. Due Sminthurus viridis occupano il piano intermedio della scena, le loro forme globulari di un giallo limone fosforescente — quasi incompatibile con la palette grigio-verde del plateau — le setae sensoriali dorate proiettate come sottili antenne contro il cielo, mentre le antennae a quattro segmenti curvano in avanti verso il cortex sotto di loro; uno è incastrato tra due soredi monolitici, il colloforo a contatto con la superficie, l'altro a cavalcioni di un granulo come in cima a una roccia a strapiombo. Nelle fratture del cortex, i cluster di cellule algali fotobionti — simbionti fotosintetici della lichenizzazione — irradiano una luce fredda acquamarina come fibre ottiche sepolte nel pavimento di pietra, controilluminando le ombre con un bagliore teal-saturo che contrasta il bianco implacabile del sole di mezzogiorno. Sul bordo lontano del plateau, il lichene termina in una scarpata netta che espone il granito rosa-grigio sottostante, i suoi cristalli di feldspato che brillano come specchi in miniatura, promemoria che l'intero universo appena attraversato con lo sguardo misura, nella realtà, appena qualche centimetro quadrato di roccia.

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