Sala Gravitazionale dei Statoliti
Plants — meristems & tissues

Sala Gravitazionale dei Statoliti

Sospesi appena sopra il pavimento di una cellula della columella, lo sguardo risale verso l'alto attraverso una cattedrale di architettura vivente: i volumi traslucidi si ripetono di livello in livello, pareti di vetro ambrato cosparse di fibre di cellulosa che brillano come alabastro retroilluminato, e i soffitti semitrasparenti lasciano intravedere i propri statocisti come crescenti biancastri immersi in una nebbia dorata. In primo piano, due o tre amiloplasti-statocisti riposano immobili sulla membrana plasmatica inferiore come massi di calcite bianco-grigiastra depositati su una membrana di tamburo iridescente, la loro densità sufficiente a rilevare la direzione della gravità attraverso la semplice forza del loro peso — meccanismo elementare e potentissimo con cui la radice orienta la propria crescita verso il basso. Il citoplasma che li circonda è quasi otticamente puro, appena velato di un calore dorato dove la luce diffusa lo attraversa di sbieco, mentre alle periferie della columella le cellule di confine si sfaldano progressivamente nell'idrogel di mucillagine extracellulare, generando un alone biochimico refrattivo che cattura filamenti spettrali color salmone e acquamarina come olio su acqua ferma. Oltre questa frontiera luminescente, le particelle di quarzo e argilla del suolo premono da ogni lato, le loro superfici bagnate di mucillagine lucida — il mondo esterno, compresso e buio, a pochi micron da questo palazzo di cellule vive che lo respinge con la propria biochimica trasparente.

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